Andrea Natale

ILLUSTRISSIMO SIG. PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI CATANIA

lo sottoscritto Marco Roberto Maria Marzaduri, nato a Catania il 09\02\1995, residente in Malta in Bormia, 6, FL 3, Triq Nelson, ed elettivamente domiciliato in Catania in Via Mineo n°1, con il presente atto propongo formale DENUNCIA-QUERELA Contro Menghi Graziano nato a Riccione il 21\01\1957, Di Roberto Ilaria nata a Cori (LT) il 2209\1990 ed ivi residente in Piazza A. Marchetti n°2, Di Roberto Chiara nonché contro Pistilli Giuliana (rispettivamente sorella e madre della Di Roberto Ilaria), Diego Collavino Brusutti (proprietario del sito https://ismaell.net) con codice fiscale CLLDGI50D20D869O residente a Udine, tale Sonia Bravo convivente del Diego Collavino Brusutti, Franco Friuli, noto pregiudicato legato al Brusutti, quale sedicente mago di nome Aleff, Maria Teresa Farina mia ex segretaria residente a Piedimonte Matese e Andrea Natale compagno della stessa, Maria Rosa Messina residente a Reggio Calabria per i reati di cui agli artt. 416 c.p. nonché 110 c.p.. 595, comma 3, c.p. (in virtù dell’espressione ivi inserita secondo la quale la diffamazione è aggravata se compiuta con “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”; se la condotta dell’autore inequivocabilmente individuato è offensiva dell’altrui reputazione ed esplica i suoi effetti mediante strumenti di comunicazione c.d. aperti, ossia accessibili a chiunque, senza particolare formalitā. Sul punto, la giurisprudenza e la dottrina hanno sostanzialmente raggiunto un orientamento, consolidato nei suoi tratti essenziali, secondo il quale internet, intesa in senso lato, rappresenta un sistema di divulgazione delle informazioni veicolate che consente l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 595, comma 3, c.p., 612 bis, 615 ter e 617 c.p. nonché per illecito trattamento di dati sensibili, furto di identità con sostituzione di persona, violazione di sistemi informatici e violazione della privacy nonchè per tutti quei reati che la S.V. Ill.ma ravviserà dall’esposizione dei seguenti fatti: PREMESSO IN FATTO Preliminarmente si rileva che sia il Menghi che le Di Roberto e la Pistilli hanno pubblicato vari post dal contenuto altamente diffamatorio su vari profili aperti sul social denominato “Facebook”; gli stessi hanno anche aperto un sito web a mio nome divulgando informazioni assolutamente non veritiere e dal contenuto diffamatorio.

Sono il figlio della signora Agatina Campisi, professoressa associata presso l’università degli studi di Catania.
Fatta questa doverosa premessa, ritorniamo ai fatti di cui è querela, generati da una serie di mail ricevute da mia madre e da altri soggetti, ma procediamo con ordine.
In data 25 dicembre 2020, alle ore 12:33 mia madre, Agatina Campisi, riceveva sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it, una mail inviata dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com.
Specifico che la casella di posta elettronica campisag@unict.it , è quella utilizzata da mia madre per le comunicazioni lavorative, messa a disposizione dell’ateneo di Catania e gestita dal medesimo.
Insomma trattasi di mail ufficiale ed istituzionale e non di mail privata.
Autore della mail in questione o almeno il soggetto firmatario della medesima, era il sig. Graziano Menghi, odierno querelato.
Nella missiva elettronica, il Menghi, dopo aver fatto riferimento ad una presunta telefonata avvenuta tra lui e mia madre tramite utenza telefonica mobile 3368707976, iniziava un durissimo ed immotivato attacco contro il sottoscritto e contro i miei genitori che venivano accusati di essere a conoscenza della mia condotta lesiva della sua persona e di esser collusi con me.
Senza tediare ulteriormente la S.V. sul contenuto della mail, che si allega integralmente (vedi allegato 1) ritengo doverose e necessarie due precisazioni.
In primo luogo il Menghi mi accusa, falsamente, di aver rubato i suoi siti web e di averli trasferiti all’estero creando con gli stessi il blocco totale della mia attività di consulente filosofico che gestisco da 30 anni (cft. Allegato 1 )-
Affermazione diffamatoria della mia persona ma nulla in confronto a ciò che si legge nella parte finale della mail in oggetto.
Come potrà verificare la S.v., infatti, la mail termina con l’indicazione di tre siti web la cui paternità non ritengo sia riconducibile al Menghi.
L’odierno querelato, infatti, in riferimento ai siti citati, si esprime così:
ora tutto quello che lui ha messo sul web contro di noi, e quello che continuerà a fare viene riversato sul web contro di voi tutti famigliari del Marzaduri Marco.
I siti a cui fa riferimento il Menghi sono questi :
www.marcomarzadurifalsopsicologo.org
Perito forense avv. Bertaggia
https://vittimeraggirostudioesotericocornelio.wordpress.com/studio-esoterico-truffa-garantita
Il sito marcomarzadurifalsopsicologo.org è interamente dedicato alla mia persona che viene pesantemente diffamata.
L’autore del sito, infatti, mi definisce un truffatore, sostenendo esser falsa la mia laurea in psicologia e che eserciti abusivamente la mia attività di psicologo.
Il tutto condito da numerose affermazioni diffamatorie come la mia presunta adesione al Nazismo e la mia propensione a truffare i clienti.
Il sito ismaelloperatoreesoterico, invece, facendo esplicito riferimento al sito marcomarzadurifalsopsicologo.org riprende i temi già trattati in esso e prosegue la diffamazione nei miei confronti.
Nel sito in questione, infatti, oltre ad esser dipinto come soggetto che esercita abusivamente la professione al solo scopo di truffare i clienti, vengono pubblicati numerosi link lesivi della mia persona.
Tra i tanti ritengo necessario soffermarmi su quello intitolato: Problemi mentali e tossicodipendenze.
Orbene , in esso , vi è la diffusione di atti processuali che mi riguardano , nei quali si fa esplicito riferimento ad un ricovero in psichiatria in regime di T.S.O. legato a problemi di tossicodipendenza , che ho dovuto affrontare nel 2018.
La mail in questione , lo ribadisco, era firmata dr. Menghi, e purtroppo non è stata unica…

In data 28 dicembre 2020, infatti, alle ore 00:30 mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it ha ricevuto una seconda mail dal Menghi o meglio dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com .
Nella medesima (Vedi allegato 2) il Menghi rincara la dose è dopo avermi nuovamente accusato di aver rubato i suoi siti web, fa riferimento ad un sito che definisce : creato esplicitamente per voi… ed è solo l’inizio della diffamazione che tuo figlio Mrzaduri Marco Roberto Maria ci ha buttato addosso con l’intento di distruggerci e portarci via tutto… e adesso, come ha fatto lui con noi… tutto viene rispecchiato contro di lui e i suoi famigliari.
Il sito in questione è :

Quella feccia mafiosa drogata marcia di Marco Marzaduri, drogato criminale narco-trafficante e truffatore…


Scorrendo il sito in questione sono innumerevoli le diffamazioni perpetrate nei confronti della mia persona e di quella di mia madre.
In apertura si legge questo titolo: Agatina Campisi docente all’università di Catania madre protettrice del figlio criminale Marzaduri Marco
Marzaduri Marco Falso psicologo con laurea comprata dai suoi genitori a Bogotà e truffatore con la Chiesa Cornelio LTD. (Vedi allegato 3)
Ed ancora: Quella Feccia drogata marcia di Marco Marzaduri, criminale narco-trafficante e truffatore… e sua madre la dott.ssa Agatina Campisi che lo protegge dalla legge : chi tace acconsente,ed è complice consenziente… (Vedi allegato 4).
Se l’incipit del sito è altamente lesivo della mia persona ed ampiamente diffamatorio i contenuti presenti all’interno di esso sono ancor piu’ espliciti e preoccupanti .
In ordine sparso possiamo leggere che avrei subito abusi sessuali dai miei genitori,
che avrei creato una associazione a delinquere con l’avvocato Bertaggia e col dott. Chiosotti .
Vi è poi , riportata integralmente la mail diffamatoria inviata a mia madre in data 25 dicembre dal Menghi.
Ma non è tutto.
Graziano Menghi autore del sito , infatti proseguendo nei suoi deliri indica l’avvocato Fichera come ulteriore mio complice nelle attività truffaldine.
Vengono poi inseriti numerosi atti processuali inerenti vicende legali tra me e l’avvocato Bertaggia oltre alle querele da me sporte a suo tempo contro l’odierno querelato Sig. Graziano Menghi.
Infine, vengo definito pedofilo e riciclatore di danaro.
Anche questa mail, come la precedente era firmata Graziano Menghi.

In data 28 dicembre 2020 alle ore 18:05 mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it riceveva una mail dall’indirizzo protocollo@unict.it.
In questo caso trattasi della casella di posta elettronica dell’ateneo di Catania , nel quale mia madre è docente.
Orbene, con sua grande sorpresa , nella mail in questione , il responsabile dell’ufficio protocollo, ha provveduto ad inoltrare a mia madre una mail ricevuta in data 25 dicembre 2020 alle ore 15 e 20 dal solito indirizzo grazianomenghi@protonmail.com
In sintesi il Menghi ha inviato la mail diffamatoria non solo a mia madre ma anche all’ufficio protocollo dell’ateneo. (vedi allegato 5).
Mail il cui contenuto, quindi , è stato messo a conoscenza di un pubblico potenzialmente vasto .
Quantomeno la medesima è stata letta del responsabile dell’ufficio protocollo e dal preside della Facolta’ che è a conoscenza dei fatti.
Ricevuta questa ennesima mail, mia madre, in data 29 dicembre 2020, ha provveduto a sporgere querela presso la polizia postale di Catania.
Sempre nella stessa data del 29 dicembre 2020 alle ore 12:20, sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it mia madre ha ricevuto una ennesima mail dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com .
Nella mail in questione veniva riproposto il link :http://agatinacampisi-marzadurimarco.com
In data 30 dicembre 2020, quindi, mia madre era costretta ad integrare la querela precedentemente depositata presso la polizia postale di Catania.
La vicenda , che mi vede involontario protagonista, pero’ purtroppo ha avuto un seguito ulteriore .
In data 10 gennaio 2021 alle ore 18:05, infatti, mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it riceveva una mail dall’indirizzo ma.chiacchio@unict.it. (vedi allegato 6).
Trattasi di indirizzo appartenente alla professoressa Maria Assunta Rossella Chiacchio docente presso il dipartimento di scienze del farmaco e della salute presso L’Università degli studi di Catania.
Orbene , come precedentemente accaduto con l’ufficio protocollo, il Menghi proseguiva la sua campagna diffamatoria nei miei confronti riproponendo anche in questa occasione il link http://agatinacampisi-marzadurimarco.com.
Differentemente delle altre email , in questa occasione , il Menghi pero’ esce allo scoperto e, riferendosi al sito web diffamatorio scrive testuali parole: sotto il link al sito web che io stesso dr Graziano Menghi sono stato costretto a mettere sul web .
Trattasi questa di una indiscutibile ammissione circa la paternita’ e la creazione del vergognoso sito web nel quale io ed i miei genitori siamo stati pesantemente diffamati.
Per completezza di informazioni, aggiungo che mia madre ha appurato che le mail diffamatorie provenienti dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com. Sono state inviate anche ad alcuni rappresentanti degli studenti dell’ateneo Catanese nel quale mia madre lavora ed anche alla maggior parte suoi colleghi , docenti del dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute.
Il tutto tramite gli indirizzi mail istituzionali in possesso a ciascun singolo docente e presenti su l sito della facoltà stessa.
In conclusione ritengo che la condotta del Menghi rivesta i profili della diffamazione aggravata ex articolo 595 comma III c.p
Come gia’ affermato dalla Suprema Corte di Cassazione (Sez V, 17/11/2000 n 4741) nel caso di diffamazione commesso, ad esempio, a mezzo posta, telegramma o appunto e-mail, è necessario che l’agente compili e spedisca una serie di messaggi a piu’ destinatari mentre nel caso in cui egli crei o utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erga omnes (sia pure nel ristretto, ma non troppo, ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti la capacita’ tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione a connettersi…
L’utilizzo di internet integra una delle ipotesi aggravate di cui dell’art. 595 c.p.
Anche in questo caso, infatti, con tutta evidenza, la particolare diffusività’ del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l’agente meritevole di un piu’ severo trattamento penale.
L’odierno querelato ha prima creato un sito web inerente la mia persona e poi ha provveduto ad inoltrare mail nelle quali si faceva riferimento al sito diffamatorio, ad una pluralità’ di soggetti che lavorano presso l’Università di Catania.
Con riferimento al solo invio delle mail , infine , come gia’ osservato dalla suprema corte di cassazione, L’invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l’utilizzo di internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria.(Sez. 5, Sentenza n. 44980 del 16/10/2012 Ud. (dep. 16/11/2012 ) Rv. 254044 .

Inoltre in a seguito di varie segnalazioni da parte dei miei contatti telefonici mi accorsi che io cellulare presentava dei problemi tanto da farmi sospettare che qualcuno lo gestisse al posto mio e quindi decisi di sottoporre il dispositivo ad una analini forense compiuta da un esperto di parte, il dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania, come in
eta fece al fine di identificare e cristallizzare evidenze digitali inerenti software di controllo remoto installato sul sistema. Svolgendo tali difficoltose operazioni tecniche, l’esperto rinvenne la presenza del software di controllo remoto/teleassistenza TeamViewer nella sua versione Quick Support, 1 quale consente, in modalità presidiata e non, di operare sullo stesso senza l’intervento di colui che lo detiene fisicamente. Egli concluse che, oltre a tale software, era stata riscontrata la presenza di un software malevolo e lo configurazioni di sistema tali da impedire estrazioni forensi di tipo fisico.
Entrando nello specifico si rileva che il Menghi ha continuato a diffamare il
sottoscritto anche a causa dell’inasprimento dei rapporti stante la competizione
lavorativa creatasi.
E difatti navigando in rete si trovano delle vere e proprie diffamazioni ma soprattutto persecuzioni delle quali il sottoscritto si ritrova vittima. Ci si riferisce innanzitutto alla telefonata che è stata divulgata dal Menghi, nella quale perpetra delle VERE E PROPRIE MINACCE nei confronti sia del Marzaduri che del di lui, in quell’occasione, difensore. Ma vi è di più. 11 Menghi ancor più minaccia espressamente un male ingiusto ai conversanti ed offendendo l’onore del professionista incaricato, il quale alla stregua di un mandato difensivo ha esposte
cio che il cliente ha correttamente e con prove dimostrato al fine di predisporre
formale querela. Altra offese sono rilevabili allorquando il Menghi, servendosi dal noto social network “Facebook” divulga delle informazioni offensive notiché falas relative al Marzaduri, alludendo che lo stesso sia stato destinatario di TS0, definendolo schizofrenico. Ebbene, tutto ciò si ritiene che oltre che diffamatorios il risultato di un ben definito disegno criminoso del Menghi, il quale perseguitando il tal modo il Marzaduri ne ha minato la tranquillità psichica facendo concretamente temere lo stesso per la propria incolumità e di coloro che lo circondano, integrando pienamente gli estremi del reato di stalking. E, difatti, ben possibile rilevare come, navigando in rete vi si ritrovino delle informazioni diffamanti sul Marzaduri. Il tutto
appare ingiusto dal punto di vista umano, ma soprattutto lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti. È, nondimeno, compito del nostro ordinamento tutelare l’immagine di ogni singolo cittadino, quale portatore di diritti costituzionalmente garantiti (a dimostrazione di ciò si allegano alla presente gli screen estratti dal social network, nonché le registrazioni delle telefonate infanganti). Alla luce di tale relazione e verificando numerosi dati presenti sul mio cellulare, tra cui files audio video e immagini, ho potuto constatare che
effettivamente il mio dispositivo veniva gestito completamente da altre persone che
entravano in contatto con clienti e persone a me vicine tramite e-mail, chiamato vocali e messaggistica, avendo appunto preso piena gestione del mio dispositivo.
Inizialmente credevo si trattasse di terzi ma in realtà scopro adesso in base a
ulteriori tentativi di intromissione riconducibili a Graziano Menghi, tramite minacce
da parte dello stesso, e ulteriori attacchi hacker perpetrati persino a carico del mio
avvocato difensore di fiducia, Daniele Bertaggia del foro di Ferrara, documentati
nell’ulteriore perizia dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania
La vicenda sopra esposta rientra nella categoria dei cosiddetti “Reati Informatici”,
ossia reati compiuti per mezzo o nei confronti di un sistema informatico, cioé um
personal computer, ovvero di un sistema telematico, cioè una rete di computers. Rispetto ai delitti informatici, il legislatore è intervenuto con la lg. n. 547/93, per introdurre nuove figure di reato nel codice penale: con la lg. 269/98 e 38/2000 per punire la pedopornografia; con il d.lgs 196/2003 per punire la violazione della privacy; con la Ig 128/2004 per la tutela del diritto d’autore; con due d.lg, nel 2001 e nel 2005, poi convertiti in legge, per prevenire e contrastare i terrorismo internazionale; altre fonti sono riscontrabili per la regolamentazione delle
commerce, della proprietà industriale, e delle scommesse online, In particolare il primo comma dell’art. 615 ter c.p. prevede che: “Chiunque
abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi
ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.”
La norma va a disciplinare la lesione del domicilio informatico e secondo una tesi
avanzata in dottrina, il legislatore mirerebbe ad introdurre la figura del domicilio
informatico» inteso come un’espansione ideale dell’area di rispetto pertinente al
soggetto interessato. Ciò che si vuole tutelare sarebbe quindi una sorta di privacy informatica, ancor prima di verificare se siano state attaccate l’integrità e la riservatezza dei dati.
L’accesso abusivo si concretizza non appena vengono superate le misure di sicurezza del sistema, infatti l’art. 615 ter c.p. punisce la semplice intrusione ancor prima di valutare l’ipotesi di danneggiamento o furto dei dati. Inoltre detta condotta viola la privacy accedendo in maniera illegittima al mio dispositivo e sostituendosi a me nelle conversazioni e nei rapporti con i miei contatti telefonici, disponendo in maniera illecita dei dati presenti sul mio dispositivo al fine di diffonderli ed utilizzarli senza il mio consenso.
Controllare
il
telefono
altrui non
solo
incide
sul bene
primario
autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane, ma è una
violazione del diritto di riservatezza”.
Accedere senza autorizzazione ad un dispositivo col fine di monitorare da remoto
senza disporre dell’accesso fisico al cellulare in questione e ottenere quindi il report
della attività dello smartphone e assolutamente illegale e lesivo della mia sfera
privata e personale, tanto da riflettersi in maniera negativa sui miei rapporti di lavoro
Inoltre tali condotte sembrerebbero rientrare nella fattispecie ex art. 617 c.p. “Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una
conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non
dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a
quattro anni.”
A tutto quanto sin qui richiamato ed espresso si riportano tutte le querele già
precedentemente e formalmente depositate nei confronti dei soggetti richiamati, con
particolare riferimento soprattutto alla Sig.ra Ilaria di Roberto, la quale ha anche
offeso la collaboratrice dello scrivente tale da “costringerla” a sporgere formale
querela Le diffamazioni della Di Roberto vengono perpetrate anche e soprattutto sulla sua pagina Facebook (cfr. https://www.facebook.com/violenzapsicologicailaria/)
laddove vengono perpetrate delle vere e proprie offese all’onore ed alla reputazione
dello scrivente. Pertanto se ne chiede l’intervento delle autorità competenti affinché
provvedano ad oscurarne il contenuto.
Altrettanto espressamente si chiede, per la tutela dello scrivente, che venga disposto
Poscuramento del sito https://www.marcomarzadurifalsopsicologo.com
Ancor più le condotte del Sig. Menghi sono volte a coinvolgere soggetti terzi con
velate minacce di azioni giudiziarie nei loro confronti (cfr screenshot chat) e questo Sl fine di arrecare nocumento al Marzaduri. Ebbene si tiene che intendente debhinno necessariamente inquadrarni nella fattispecie di cui all’articolo 612 bin ep:
quanto minano la serenita del Maranduri, il quale, ad oggi, vive in una situazione di estremo sconforto, stante la guerra mediation a cui 6 sottoposto. Per queste ragioni si chiede l’intervento delle autorită competenti anche per mezzo di misure cautelari che possano in qualche modo porre fine a tali ingiustizie.
CONSIDERAZIONI GIURIDICHE La dottrina già nel 1999 aveva individuato il modello in grado di identificare obblighi giuridici posti a fondamento di una responsabilità concorsuale ex art. 110 c.p. per contributo omissivo di partecipazione richiamando il sistema delineato dalla legge sulla tutela dei dati personali ex legge n. 675 del 1996, in virtu dell’ampia definizione del concetto di «trattamento e dell’ampia definizione della
locuzione dati personali”. Autorevolmente si era sostenuto che potesse sussistere responsabilità a titolo di omissione per l’offesa all’altrui reputazione realizzata tramite la diffusione di dati sensibili se i dati fossero stati trattati e
conseguentemente resi accessibili ai terzi in violazione delle prescrizioni imposte
dalla normativa (previo consenso del titolare dei dati, notifica o autorizzazione delle
autorità competenti), se la condotta oltre a ledere la riservatezza ledesse anche
l’onore e la dignità della persona offesa. Proprio sotto il profilo causale, quindi, il
fatto di reato sarebbe addebitabile a tutti i concorrenti laddove esso non si sarebbe
realizzato concretamente con quelle modalità, essendo irrilevanti ‘ processi causali ipotetici che avrebbero eventualmente operato al posto di quello reale”, bensi emergendo le modalità di propagazione cosi come
verificatesi e accertate hic et nunc.

La motivazione per il quale il Menghi mi perseguita, oltre che per sadismo, è ” motivata ” dal fatto che il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, quale presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD, società inglese operante nel mercato online e ASSOLUTA TITOLARE del marchio REGISTRATO n. 302019000074798 MOLOCH (classi 41, 44 e 45), intende con la presente sporgere formale querela contro il Sig. Menghi Graziano per il reato di contraffazione.
Orbene, la Cornelio Ltd opera, ormai da oltre un trentennio, nel settore dei servizi dediti all’assistenza psicologica, spirituale nonché nell’ambito della consulenza astrologica ed esoterica. Tali pratiche vengono avanzate attraverso metodi innovativi ed originali che rendono unico nel genere il servizio reso, con ciò comportando una netta differenza rispetto agli altri concorrenti presenti sul mercato. Ai fini di una maggiore tutela del settore, ma soprattutto della professionalità, la Cornelio Ltd ha deciso di avanzare la richiesta con ESITO POSITIVO di registrazione del marchio “Moloch”, come sopra rappresentato.
Pertanto, ottenuta la registrazione del marchio è diritto del proprietario tutelarne l’identità e la genuinità, soprattutto evitando che altri possano farne utilizzo, ma soprattutto che altri possano godere di un vantaggio che nulla ha a che fare con le loro pratiche. Da ultimo la Cornelio ha intrapreso diverse azioni volte a tutelare il proprio marchio, risultando tutte le volte vittoriosa in tale intento.
La presente ha lo scopo di denunciare la contraffazione del predetto marchio ad opera di tale Graziano Menghi, il quale, peraltro, è stato in diverse occasioni denunciato dal Marzaduri, anche per il reato di diffamazione. A tal proposito si allegano alla presente le precedenti querele al fine di rendere edotta la S.V.Ill.ma della personalità del querelato.
Innazitutto, si consideri che l’art. 20 del Codice delle proprietà intellettuali prevede la possibilità per il titolare del marchio di opporsi alla vendita, alla pubblicità ed all’offerta del prodotto da parte dei soggetti non autorizzati, consentendo allo stesso di ottenere da chi viola tali disposizioni anche un risarcimento quale ristoro dei danni subiti dalla lesione del diritto legalmente riconosciuto. Stesse sorti valgono per chi tragga in inganno un soggetto, sfruttando un marchio noto per avere dei vantaggi e pertanto a chi pone in essere una sleale concorrenza, ed anche in quest’ultimo caso è previsto un risarcimento del danno ex art. 2600 c.c.
Ma le violazioni non si arrestano all’ambito civilistico e pertanto non restano nel solo alveo economico. Ed infatti, la continuazione dell’utilizzo del marchio da parte di chi non ne è titolare finirebbe per perpetrare una concorrenza illecita, posto che permetterebbe ad altri di usare un marchio altrui, senza che il titolare ne abbia dato il consenso. Nell’ambito delle concorrenze illecite si ricordi che il nostro ordinamento dà la possibilità alla persona offesa (da individuarsi in questo caso nel titolare del marchio) di procedere attraverso formale querela. Ebbene, l’art. 513 c.p. prevede che l’utilizzo di mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’attività costituisca reato; ma ancor più nel caso in cui si ravvisino atti di violenza o minaccia nell’esercitare la concorrenza ciò è penalmente punito ex art. 513 bis c.p.
Ed infatti, il Menghi continua nell’utilizzo del marchio “Moloch” con diversi nomi a dominio, i quali sono: moloch.xyz Sciamano.net molock.eu menghi.eu grazianomenghi.eu alexanderparapsicologo.com.
E pertanto, il perpetrarsi di attività potrebbe sfociare in non poche conseguenze.
Infine, si ritiene che il foro competente sia Milano, in quanto costante giurisprudenza sostiene che il foro si identifica nel luogo nel quale si sono prodotti gli effetti pregiudizievoli della condotta in esame (Cass., Sez. Unite, n. 2700/2013).
È per tutti questi motivi che si chiede alla S.V.Ill.ma che voglia immediatamente procedere alla tutela del marchio Moloch.
Pertanto, alla luce di quanto sin qui esposto il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, quale presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD,
SPORGE FORMALE QUERELA
Con istanza di punizione nei confronti del Sig. Menghi Graziano per il reato di cui all’art. 513 c.p. e per tutti quei reati che dovessero emergere nel corso delle indagini con riferimento al fatto suesposto.

Il tutto coadiuvato dal Brusutti, Bravo, Friuli per le seguenti ragioni criminose a prova del disegno persecutorio, Lo scrivente, operante nel mondo del counseling, ipnositerapia e sicurezza informatica, ha visto riconosciuta la propria professionalità attraverso l’apprezzamento della clientela. La propria competenza e le proprie qualifiche lo hanno condotto, nel tempo, ad assumere sempre maggiori impegni, tanto da riuscire ad operare in un ambito che può certamente definirsi di leader assoluta, soprattutto nelle consulenze online. Da tempo, stante l’apprezzamento della clientela, la stessa ha deciso, anche per riconoscere maggiore credibilità al proprio operato di avanzare il riconoscimento del marchio LEGAMENTI D’AMORE, il quale risulta registrato in Italia e contrassegnato dal n. 302019000049689. Ebbene, a fronte del suddetto riconoscimento anche legale è del tutto consequenziale che l’operatività del suddetto marchio deve essere ESCLUSIVAMENTE RIFERIBILE alla Cornelio LTD e lo stesso riconoscimento deve operare come segno distintivo dei servizi resi a fronte della soddisfazione, come detto, della clientela, nonché della professionalità che alla stessa si riserva.
Ebbene, è proprio tale avanzato raggiungimento di importante obiettivo che segna l’inizio delle persecuzioni di cui il Marzaduri è oggi vittima.
Difatti, il riconoscimento del predetto marchio ha limitato l’utilizzo dello stesso da parte di diversi soggetti, i quali, tuttavia, non riconoscendo la forza legale del sigillo del registro dei marchi ha comportato una serie di eventi spiacevoli e persecutori nei confronti dell’odierno querelante.
Dal riconoscimento del marchio “legamenti d’amore” nasce il contrasto con tale Collavino Brusutti Diego, il quale – venutone a conoscenza – prontamente contatta il Marzaduri a mezzo mail al fine di chiedere la cessione del predetto marchio. Ma il tenore della predetta mail, oltre che pretestuoso, è velatamente estorsivo. Velatamente estorsivo, perché dalla rinuncia del Dott. Marzaduri di cedere il predetto marchio hanno inizio una serie di diffamazioni ed eventi che hanno oggi comportato all’odierno querelante uno stato di ansia e soggezione psicologica, anche con precipuo riferimento alle diverse azioni giudiziarie che il Collavino Brusutti ha intrapreso nei confronti del Marzaduri.
Dal rifiuto del sig. Marzaduri di cedere l’utilizzo (o comunque condividere l’utilizzo) del marchio “legamenti d’amore” con il Collavino Brusutti iniziano, come detto, una serie di spiacevoli eventi. E segnatamente, sul web iniziano a rinvenirsi in uno la presenza di un sito denominato www.marcomarzadurifalsopsicologo.org; in secondo luogo articoli web recanti il titolo “Marco Marzaduri falso psicologo”; ed ancora “le truffe dello studio esoterico Cornelio” con in esse contenuta anche la foto del Dott Marzaduri. Ebbene, appare di lapalissiana evidenza che le predette condotte integrino in modo certo ed inequivoco una diffamazione prevista e punita dal nostro sistema penale.
Ma le condotte del Collavino Brusutti non si fermano a questo, anzi oltrepassano il limite del tollerabile e riversano anche con vere e proprie azioni giudiziarie atte ad aumentare lo stato d’ansia del Marzaduri.
Appare, certamente, di stana comprensione l’ultima delle azioni intraprese dallo stesso volta ad ottenere la nullità del marchio “legamenti d’amore”. Ed infatti, davvero non si comprende come un soggetto che fino a poco tempo prima avrebbe voluto ottenere la concessione dell’utilizzo del marchio da parte del reale proprietario, oggi pretenda che lo stesso venga annullato. Ma la persecuzione giudiziaria in tal senso si estrinseca anche con la circostanza che il Collavino Brusutti non sia proprietario di ALCUN MARCHIO tra le classi legamenti d’amore.
Ma si ritiene che tutto ciò sia oggetto di un più ampio disegno criminoso perpetrato con la partecipazione di diversi soggetti che intendono denigrare e sopraffare l’immagine professionale del Marzaduri, il quale con tanto sforzo e competenza si è affermato nel campo.
Ed ancora, ai fini di una corretta comprensione del vasto disegno criminoso perpetrato ai danni del Marzaduri occorre precisare che lo stesso ha già inteso sporgere formale querela per uso improprio di un marchio di cui lo stesso è proprietario, ovvero legamenti d’amore, posto che fintanto che non vi è pronuncia in tal senso, il marchio “legamenti d’amore” è di proprietà del Marzaduri che ha il diritto di utilizzarlo in via esclusiva. Ed è proprio questo il punto pregnante della questione: consapevole di ciò il Collavino Brusutti ha dapprima cercato di inbuonirsi il Marzaduri chiedendone l’utilizzo, per poi, segnatamente, avviare delle azioni giudiziarie, proprio per ostacolarne l’utilizzo, pur consapevole del fatto che il marchio fosse stato già registrato e riconosciuto. Ed è proprio in tale contesto che si insinua la estorsione, da intendersi quale minaccia di un male futuro nel caso di mancata concessione di un beneficio. Ed in questo caso il male futuro, oltre che ad estrinsecarsi in diffamazioni si è estrinsecato in una persecuzione giudiziaria che vede il Marzadur vittima del più ampio disegno criminoso del Collavino Brusutti.
A tal riguardo, appare palese il coinvolgimento di altri nella perpetrazione della persecuzione e della diffamazione: basti pensare che gran parte dei link e delle pagine web sopra menzionate, ricondivise dal sito ismaell in uso al Collavino Brusutti, coinvolgono anche altri soggetti e segnatamente il Menghi e la Di Roberto.
Per una maggiore comprensione della predetta affermazione occorre precisare che il Marzaduri ha inteso sporgere querela per diffamazione anche nei confronti dei poc’anzi citati soggetti, i quali si sono resi partecipi a vario titolo di diffamazioni nei confronti dello stesso; ma soprattutto la condivisione delle informazioni diffamatorie nei confronti del Marzaduri perpetrate e provenienti dal sito ismaell sono fatte proprie dal duo Menghi/Di Roberto, i quali ne fanno ampia diffusione sui social.
Quanto alla prova certa della diffamazione si rende noto allo Spett.le Ufficio che si è proceduto a redigere copia forense dei contenuti diffamatori e perizia informatica atte a cristallizzare, descrivere ed autenticare in chiave forense il sito ismaell.net. Documenti che qui si intendono integralmente richiamati.
Che senza dubbio si tratti di diffamazione è confermato dallo stesso tenore letterale della norma, art. 595 c.p. che espressamente punisce chiunque offenda l’altrui reputazione, che lo stesso reato sia aggravato nelle forme di cui al comma 2 e 3 è dato dal fatto che gli stessi oltre ad attribuire un determinato fatto al Marzaduri (falso psicologo) rendano le offese pubbliche con ogni mezzo atto a darne pubblicità (internet, link, social), così come ribadito dalla giurisprudenza che ha inteso precisare che l’offesa effettuata attraverso il social network “facebook” integra la fattispecie aggravata, rientrando il social nell’alveo del “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” (n. 4873/2017).
Ed ancora che si tratti di un’estorsione ex art. 629 c.p., seppur tentata, è data dal fatto che il Collavino Brusutti abbia inizialmente cercato di ottenere l’utilizzo del marchio, salvo poi far intendere che in caso di rifiuto avrebbe trovato un modo per procurare un danno al Marzaduri.
Ed ancora che vi si ravvisi il reato di cui all’art. 612 bis c.p., ovvero di atti persecutori è del tutto consequenziale e logico per tutto quanto descritto. Appare, però corretto evidenziare che lo stesso reato si esplica in due diverse accezioni: atti persecutori rebus sic stantibus poiché in ogni parte di rete vi si trova un elemento diffamatorio verso il Marzaduri, con ciò comportandosi uno stato di ansia non indifferente, tanto da privare lo stesso di accedere alla rete in modo tranquillo e senza ansie. Ed ancora in accezione di stalking giudiziario stanti le azioni avanzate dal Collavino Brussutti volte a creare nocumento al Marzaduri, tentando lo stesso di adire le vie legali, seppur non ne abbia le qualifiche per poterlo fare (si pensi alla nullità del marchio, per la quale lo stesso non ha alcun interesse, non essendo proprietario di alcun marchio).
Che possa integrarsi un più ampio disegno criminoso comprendente anche altri soggetti, quali il Menghi e la Di Roberto, per i quali si avanza uguale istanza di punizione con la presente, è dato dal fatto che i predetti, quali sostenitori della “teoria Brusutti”, continuamente ricondividano gli elementi diffamatori, così diventandone anche loro autori.
Pertanto, il Marzaduri può dirsi certamente leso e perseguitato dalle suddette condotte.
Integrando alla presente le diffide di cui si è detto, al fine di definire un quadro maggiormente completo ed esaustivo della situazione, si richiede l’immediato intervento delle autorità a ciò preposte affinchè vengano possano essere prese le dovute misure a tutela del Marzaduri.
È per tutti questi motivi che la CORNELIO LTD nella persona del proprio rappresentate DOTT. MARZADURI MARCO ROBERTO MARIA intende sporgere formale querela per chiedere, pertanto, l’intervento delle autorità

ILLUSTRISSIMO SIG. PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI CATANIA

lo sottoscritto Marco Roberto Maria Marzaduri, nato a Catania il 09\02\1995, residente in Malta in Bormia, 6, FL 3, Triq Nelson, ed elettivamente domiciliato in Catania in Via Mineo n°1, con il presente atto propongo formale DENUNCIA-QUERELA Contro Menghi Graziano nato a Riccione il 21\01\1957, Di Roberto Ilaria nata a Cori (LT) il 2209\1990 ed ivi residente in Piazza A. Marchetti n°2, Di Roberto Chiara nonché contro Pistilli Giuliana (rispettivamente sorella e madre della Di Roberto Ilaria), Diego Collavino Brusutti (proprietario del sito https://ismaell.net) con codice fiscale CLLDGI50D20D869O residente a Udine, tale Sonia Bravo convivente del Diego Collavino Brusutti, Franco Friuli, noto pregiudicato legato al Brusutti, quale sedicente mago di nome Aleff, Maria Teresa Farina mia ex segretaria residente a Piedimonte Matese e Andrea Natale compagno della stessa, Maria Rosa Messina residente a Reggio Calabria per i reati di cui agli artt. 416 c.p. nonché 110 c.p.. 595, comma 3, c.p. (in virtù dell’espressione ivi inserita secondo la quale la diffamazione è aggravata se compiuta con “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”; se la condotta dell’autore inequivocabilmente individuato è offensiva dell’altrui reputazione ed esplica i suoi effetti mediante strumenti di comunicazione c.d. aperti, ossia accessibili a chiunque, senza particolare formalitā. Sul punto, la giurisprudenza e la dottrina hanno sostanzialmente raggiunto un orientamento, consolidato nei suoi tratti essenziali, secondo il quale internet, intesa in senso lato, rappresenta un sistema di divulgazione delle informazioni veicolate che consente l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 595, comma 3, c.p., 612 bis, 615 ter e 617 c.p. nonché per illecito trattamento di dati sensibili, furto di identità con sostituzione di persona, violazione di sistemi informatici e violazione della privacy nonchè per tutti quei reati che la S.V. Ill.ma ravviserà dall’esposizione dei seguenti fatti: PREMESSO IN FATTO Preliminarmente si rileva che sia il Menghi che le Di Roberto e la Pistilli hanno pubblicato vari post dal contenuto altamente diffamatorio su vari profili aperti sul social denominato “Facebook”; gli stessi hanno anche aperto un sito web a mio nome divulgando informazioni assolutamente non veritiere e dal contenuto diffamatorio.

Sono il figlio della signora Agatina Campisi, professoressa associata presso l’università degli studi di Catania.
Fatta questa doverosa premessa, ritorniamo ai fatti di cui è querela, generati da una serie di mail ricevute da mia madre e da altri soggetti, ma procediamo con ordine.
In data 25 dicembre 2020, alle ore 12:33 mia madre, Agatina Campisi, riceveva sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it, una mail inviata dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com.
Specifico che la casella di posta elettronica campisag@unict.it , è quella utilizzata da mia madre per le comunicazioni lavorative, messa a disposizione dell’ateneo di Catania e gestita dal medesimo.
Insomma trattasi di mail ufficiale ed istituzionale e non di mail privata.
Autore della mail in questione o almeno il soggetto firmatario della medesima, era il sig. Graziano Menghi, odierno querelato.
Nella missiva elettronica, il Menghi, dopo aver fatto riferimento ad una presunta telefonata avvenuta tra lui e mia madre tramite utenza telefonica mobile 3368707976, iniziava un durissimo ed immotivato attacco contro il sottoscritto e contro i miei genitori che venivano accusati di essere a conoscenza della mia condotta lesiva della sua persona e di esser collusi con me.
Senza tediare ulteriormente la S.V. sul contenuto della mail, che si allega integralmente (vedi allegato 1) ritengo doverose e necessarie due precisazioni.
In primo luogo il Menghi mi accusa, falsamente, di aver rubato i suoi siti web e di averli trasferiti all’estero creando con gli stessi il blocco totale della mia attività di consulente filosofico che gestisco da 30 anni (cft. Allegato 1 )-
Affermazione diffamatoria della mia persona ma nulla in confronto a ciò che si legge nella parte finale della mail in oggetto.
Come potrà verificare la S.v., infatti, la mail termina con l’indicazione di tre siti web la cui paternità non ritengo sia riconducibile al Menghi.
L’odierno querelato, infatti, in riferimento ai siti citati, si esprime così:
ora tutto quello che lui ha messo sul web contro di noi, e quello che continuerà a fare viene riversato sul web contro di voi tutti famigliari del Marzaduri Marco.
I siti a cui fa riferimento il Menghi sono questi :
www.marcomarzadurifalsopsicologo.org
Perito forense avv. Bertaggia
https://vittimeraggirostudioesotericocornelio.wordpress.com/studio-esoterico-truffa-garantita
Il sito marcomarzadurifalsopsicologo.org è interamente dedicato alla mia persona che viene pesantemente diffamata.
L’autore del sito, infatti, mi definisce un truffatore, sostenendo esser falsa la mia laurea in psicologia e che eserciti abusivamente la mia attività di psicologo.
Il tutto condito da numerose affermazioni diffamatorie come la mia presunta adesione al Nazismo e la mia propensione a truffare i clienti.
Il sito ismaelloperatoreesoterico, invece, facendo esplicito riferimento al sito marcomarzadurifalsopsicologo.org riprende i temi già trattati in esso e prosegue la diffamazione nei miei confronti.
Nel sito in questione, infatti, oltre ad esser dipinto come soggetto che esercita abusivamente la professione al solo scopo di truffare i clienti, vengono pubblicati numerosi link lesivi della mia persona.
Tra i tanti ritengo necessario soffermarmi su quello intitolato: Problemi mentali e tossicodipendenze.
Orbene , in esso , vi è la diffusione di atti processuali che mi riguardano , nei quali si fa esplicito riferimento ad un ricovero in psichiatria in regime di T.S.O. legato a problemi di tossicodipendenza , che ho dovuto affrontare nel 2018.
La mail in questione , lo ribadisco, era firmata dr. Menghi, e purtroppo non è stata unica…

In data 28 dicembre 2020, infatti, alle ore 00:30 mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it ha ricevuto una seconda mail dal Menghi o meglio dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com .
Nella medesima (Vedi allegato 2) il Menghi rincara la dose è dopo avermi nuovamente accusato di aver rubato i suoi siti web, fa riferimento ad un sito che definisce : creato esplicitamente per voi… ed è solo l’inizio della diffamazione che tuo figlio Mrzaduri Marco Roberto Maria ci ha buttato addosso con l’intento di distruggerci e portarci via tutto… e adesso, come ha fatto lui con noi… tutto viene rispecchiato contro di lui e i suoi famigliari.
Il sito in questione è :

Quella feccia mafiosa drogata marcia di Marco Marzaduri, drogato criminale narco-trafficante e truffatore…


Scorrendo il sito in questione sono innumerevoli le diffamazioni perpetrate nei confronti della mia persona e di quella di mia madre.
In apertura si legge questo titolo: Agatina Campisi docente all’università di Catania madre protettrice del figlio criminale Marzaduri Marco
Marzaduri Marco Falso psicologo con laurea comprata dai suoi genitori a Bogotà e truffatore con la Chiesa Cornelio LTD. (Vedi allegato 3)
Ed ancora: Quella Feccia drogata marcia di Marco Marzaduri, criminale narco-trafficante e truffatore… e sua madre la dott.ssa Agatina Campisi che lo protegge dalla legge : chi tace acconsente,ed è complice consenziente… (Vedi allegato 4).
Se l’incipit del sito è altamente lesivo della mia persona ed ampiamente diffamatorio i contenuti presenti all’interno di esso sono ancor piu’ espliciti e preoccupanti .
In ordine sparso possiamo leggere che avrei subito abusi sessuali dai miei genitori,
che avrei creato una associazione a delinquere con l’avvocato Bertaggia e col dott. Chiosotti .
Vi è poi , riportata integralmente la mail diffamatoria inviata a mia madre in data 25 dicembre dal Menghi.
Ma non è tutto.
Graziano Menghi autore del sito , infatti proseguendo nei suoi deliri indica l’avvocato Fichera come ulteriore mio complice nelle attività truffaldine.
Vengono poi inseriti numerosi atti processuali inerenti vicende legali tra me e l’avvocato Bertaggia oltre alle querele da me sporte a suo tempo contro l’odierno querelato Sig. Graziano Menghi.
Infine, vengo definito pedofilo e riciclatore di danaro.
Anche questa mail, come la precedente era firmata Graziano Menghi.

In data 28 dicembre 2020 alle ore 18:05 mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it riceveva una mail dall’indirizzo protocollo@unict.it.
In questo caso trattasi della casella di posta elettronica dell’ateneo di Catania , nel quale mia madre è docente.
Orbene, con sua grande sorpresa , nella mail in questione , il responsabile dell’ufficio protocollo, ha provveduto ad inoltrare a mia madre una mail ricevuta in data 25 dicembre 2020 alle ore 15 e 20 dal solito indirizzo grazianomenghi@protonmail.com
In sintesi il Menghi ha inviato la mail diffamatoria non solo a mia madre ma anche all’ufficio protocollo dell’ateneo. (vedi allegato 5).
Mail il cui contenuto, quindi , è stato messo a conoscenza di un pubblico potenzialmente vasto .
Quantomeno la medesima è stata letta del responsabile dell’ufficio protocollo e dal preside della Facolta’ che è a conoscenza dei fatti.
Ricevuta questa ennesima mail, mia madre, in data 29 dicembre 2020, ha provveduto a sporgere querela presso la polizia postale di Catania.
Sempre nella stessa data del 29 dicembre 2020 alle ore 12:20, sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it mia madre ha ricevuto una ennesima mail dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com .
Nella mail in questione veniva riproposto il link :http://agatinacampisi-marzadurimarco.com
In data 30 dicembre 2020, quindi, mia madre era costretta ad integrare la querela precedentemente depositata presso la polizia postale di Catania.
La vicenda , che mi vede involontario protagonista, pero’ purtroppo ha avuto un seguito ulteriore .
In data 10 gennaio 2021 alle ore 18:05, infatti, mia madre sulla sua casella di posta elettronica campisag@unict.it riceveva una mail dall’indirizzo ma.chiacchio@unict.it. (vedi allegato 6).
Trattasi di indirizzo appartenente alla professoressa Maria Assunta Rossella Chiacchio docente presso il dipartimento di scienze del farmaco e della salute presso L’Università degli studi di Catania.
Orbene , come precedentemente accaduto con l’ufficio protocollo, il Menghi proseguiva la sua campagna diffamatoria nei miei confronti riproponendo anche in questa occasione il link http://agatinacampisi-marzadurimarco.com.
Differentemente delle altre email , in questa occasione , il Menghi pero’ esce allo scoperto e, riferendosi al sito web diffamatorio scrive testuali parole: sotto il link al sito web che io stesso dr Graziano Menghi sono stato costretto a mettere sul web .
Trattasi questa di una indiscutibile ammissione circa la paternita’ e la creazione del vergognoso sito web nel quale io ed i miei genitori siamo stati pesantemente diffamati.
Per completezza di informazioni, aggiungo che mia madre ha appurato che le mail diffamatorie provenienti dall’indirizzo grazianomenghi@protonmail.com. Sono state inviate anche ad alcuni rappresentanti degli studenti dell’ateneo Catanese nel quale mia madre lavora ed anche alla maggior parte suoi colleghi , docenti del dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute.
Il tutto tramite gli indirizzi mail istituzionali in possesso a ciascun singolo docente e presenti su l sito della facoltà stessa.
In conclusione ritengo che la condotta del Menghi rivesta i profili della diffamazione aggravata ex articolo 595 comma III c.p
Come gia’ affermato dalla Suprema Corte di Cassazione (Sez V, 17/11/2000 n 4741) nel caso di diffamazione commesso, ad esempio, a mezzo posta, telegramma o appunto e-mail, è necessario che l’agente compili e spedisca una serie di messaggi a piu’ destinatari mentre nel caso in cui egli crei o utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erga omnes (sia pure nel ristretto, ma non troppo, ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti la capacita’ tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione a connettersi…
L’utilizzo di internet integra una delle ipotesi aggravate di cui dell’art. 595 c.p.
Anche in questo caso, infatti, con tutta evidenza, la particolare diffusività’ del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l’agente meritevole di un piu’ severo trattamento penale.
L’odierno querelato ha prima creato un sito web inerente la mia persona e poi ha provveduto ad inoltrare mail nelle quali si faceva riferimento al sito diffamatorio, ad una pluralità’ di soggetti che lavorano presso l’Università di Catania.
Con riferimento al solo invio delle mail , infine , come gia’ osservato dalla suprema corte di cassazione, L’invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l’utilizzo di internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria.(Sez. 5, Sentenza n. 44980 del 16/10/2012 Ud. (dep. 16/11/2012 ) Rv. 254044 .

Inoltre in a seguito di varie segnalazioni da parte dei miei contatti telefonici mi accorsi che io cellulare presentava dei problemi tanto da farmi sospettare che qualcuno lo gestisse al posto mio e quindi decisi di sottoporre il dispositivo ad una analini forense compiuta da un esperto di parte, il dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania, come in
eta fece al fine di identificare e cristallizzare evidenze digitali inerenti software di controllo remoto installato sul sistema. Svolgendo tali difficoltose operazioni tecniche, l’esperto rinvenne la presenza del software di controllo remoto/teleassistenza TeamViewer nella sua versione Quick Support, 1 quale consente, in modalità presidiata e non, di operare sullo stesso senza l’intervento di colui che lo detiene fisicamente. Egli concluse che, oltre a tale software, era stata riscontrata la presenza di un software malevolo e lo configurazioni di sistema tali da impedire estrazioni forensi di tipo fisico.
Entrando nello specifico si rileva che il Menghi ha continuato a diffamare il
sottoscritto anche a causa dell’inasprimento dei rapporti stante la competizione
lavorativa creatasi.
E difatti navigando in rete si trovano delle vere e proprie diffamazioni ma soprattutto persecuzioni delle quali il sottoscritto si ritrova vittima. Ci si riferisce innanzitutto alla telefonata che è stata divulgata dal Menghi, nella quale perpetra delle VERE E PROPRIE MINACCE nei confronti sia del Marzaduri che del di lui, in quell’occasione, difensore. Ma vi è di più. 11 Menghi ancor più minaccia espressamente un male ingiusto ai conversanti ed offendendo l’onore del professionista incaricato, il quale alla stregua di un mandato difensivo ha esposte
cio che il cliente ha correttamente e con prove dimostrato al fine di predisporre
formale querela. Altra offese sono rilevabili allorquando il Menghi, servendosi dal noto social network “Facebook” divulga delle informazioni offensive notiché falas relative al Marzaduri, alludendo che lo stesso sia stato destinatario di TS0, definendolo schizofrenico. Ebbene, tutto ciò si ritiene che oltre che diffamatorios il risultato di un ben definito disegno criminoso del Menghi, il quale perseguitando il tal modo il Marzaduri ne ha minato la tranquillità psichica facendo concretamente temere lo stesso per la propria incolumità e di coloro che lo circondano, integrando pienamente gli estremi del reato di stalking. E, difatti, ben possibile rilevare come, navigando in rete vi si ritrovino delle informazioni diffamanti sul Marzaduri. Il tutto
appare ingiusto dal punto di vista umano, ma soprattutto lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti. È, nondimeno, compito del nostro ordinamento tutelare l’immagine di ogni singolo cittadino, quale portatore di diritti costituzionalmente garantiti (a dimostrazione di ciò si allegano alla presente gli screen estratti dal social network, nonché le registrazioni delle telefonate infanganti). Alla luce di tale relazione e verificando numerosi dati presenti sul mio cellulare, tra cui files audio video e immagini, ho potuto constatare che
effettivamente il mio dispositivo veniva gestito completamente da altre persone che
entravano in contatto con clienti e persone a me vicine tramite e-mail, chiamato vocali e messaggistica, avendo appunto preso piena gestione del mio dispositivo.
Inizialmente credevo si trattasse di terzi ma in realtà scopro adesso in base a
ulteriori tentativi di intromissione riconducibili a Graziano Menghi coadiuvata dalla mia ex-segretaria Maria Teresa Farina e da tale Andrea Natale fidanzato della stessa, tramite minacce
da parte dello stesso, e ulteriori attacchi hacker perpetrati persino a carico del mio
avvocato difensore di fiducia, Daniele Bertaggia del foro di Ferrara, documentati
nell’ulteriore perizia dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania
La vicenda sopra esposta rientra nella categoria dei cosiddetti “Reati Informatici”,
ossia reati compiuti per mezzo o nei confronti di un sistema informatico, cioé um
personal computer, ovvero di un sistema telematico, cioè una rete di computers. Rispetto ai delitti informatici, il legislatore è intervenuto con la lg. n. 547/93, per introdurre nuove figure di reato nel codice penale: con la lg. 269/98 e 38/2000 per punire la pedopornografia; con il d.lgs 196/2003 per punire la violazione della privacy; con la Ig 128/2004 per la tutela del diritto d’autore; con due d.lg, nel 2001 e nel 2005, poi convertiti in legge, per prevenire e contrastare i terrorismo internazionale; altre fonti sono riscontrabili per la regolamentazione delle
commerce, della proprietà industriale, e delle scommesse online, In particolare il primo comma dell’art. 615 ter c.p. prevede che: “Chiunque
abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi
ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.”
La norma va a disciplinare la lesione del domicilio informatico e secondo una tesi
avanzata in dottrina, il legislatore mirerebbe ad introdurre la figura del domicilio
informatico» inteso come un’espansione ideale dell’area di rispetto pertinente al
soggetto interessato. Ciò che si vuole tutelare sarebbe quindi una sorta di privacy informatica, ancor prima di verificare se siano state attaccate l’integrità e la riservatezza dei dati.
L’accesso abusivo si concretizza non appena vengono superate le misure di sicurezza del sistema, infatti l’art. 615 ter c.p. punisce la semplice intrusione ancor prima di valutare l’ipotesi di danneggiamento o furto dei dati. Inoltre detta condotta viola la privacy accedendo in maniera illegittima al mio dispositivo e sostituendosi a me nelle conversazioni e nei rapporti con i miei contatti telefonici, disponendo in maniera illecita dei dati presenti sul mio dispositivo al fine di diffonderli ed utilizzarli senza il mio consenso.
Controllare
il
telefono
altrui non
solo
incide
sul bene
primario
autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane, ma è una
violazione del diritto di riservatezza”.
Accedere senza autorizzazione ad un dispositivo col fine di monitorare da remoto
senza disporre dell’accesso fisico al cellulare in questione e ottenere quindi il report
della attività dello smartphone e assolutamente illegale e lesivo della mia sfera
privata e personale, tanto da riflettersi in maniera negativa sui miei rapporti di lavoro
Inoltre tali condotte sembrerebbero rientrare nella fattispecie ex art. 617 c.p. “Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una
conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non
dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a
quattro anni.”
A tutto quanto sin qui richiamato ed espresso si riportano tutte le querele già
precedentemente e formalmente depositate nei confronti dei soggetti richiamati, con
particolare riferimento soprattutto alla Sig.ra Ilaria di Roberto, la quale ha anche
offeso la collaboratrice dello scrivente tale da “costringerla” a sporgere formale
querela Le diffamazioni della Di Roberto vengono perpetrate anche e soprattutto sulla sua pagina Facebook (cfr. https://www.facebook.com/violenzapsicologicailaria/)
laddove vengono perpetrate delle vere e proprie offese all’onore ed alla reputazione
dello scrivente. Pertanto se ne chiede l’intervento delle autorità competenti affinché
provvedano ad oscurarne il contenuto.
Altrettanto espressamente si chiede, per la tutela dello scrivente, che venga disposto
Poscuramento del sito https://www.marcomarzadurifalsopsicologo.com
Ancor più le condotte del Sig. Menghi sono volte a coinvolgere soggetti terzi con
velate minacce di azioni giudiziarie nei loro confronti (cfr screenshot chat) e questo Sl fine di arrecare nocumento al Marzaduri. Ebbene si tiene che intendente debhinno necessariamente inquadrarni nella fattispecie di cui all’articolo 612 bin ep:
quanto minano la serenita del Maranduri, il quale, ad oggi, vive in una situazione di estremo sconforto, stante la guerra mediation a cui 6 sottoposto. Per queste ragioni si chiede l’intervento delle autorită competenti anche per mezzo di misure cautelari che possano in qualche modo porre fine a tali ingiustizie.
CONSIDERAZIONI GIURIDICHE La dottrina già nel 1999 aveva individuato il modello in grado di identificare obblighi giuridici posti a fondamento di una responsabilità concorsuale ex art. 110 c.p. per contributo omissivo di partecipazione richiamando il sistema delineato dalla legge sulla tutela dei dati personali ex legge n. 675 del 1996, in virtu dell’ampia definizione del concetto di «trattamento e dell’ampia definizione della
locuzione dati personali”. Autorevolmente si era sostenuto che potesse sussistere responsabilità a titolo di omissione per l’offesa all’altrui reputazione realizzata tramite la diffusione di dati sensibili se i dati fossero stati trattati e
conseguentemente resi accessibili ai terzi in violazione delle prescrizioni imposte
dalla normativa (previo consenso del titolare dei dati, notifica o autorizzazione delle
autorità competenti), se la condotta oltre a ledere la riservatezza ledesse anche
l’onore e la dignità della persona offesa. Proprio sotto il profilo causale, quindi, il
fatto di reato sarebbe addebitabile a tutti i concorrenti laddove esso non si sarebbe
realizzato concretamente con quelle modalità, essendo irrilevanti ‘ processi causali ipotetici che avrebbero eventualmente operato al posto di quello reale”, bensi emergendo le modalità di propagazione cosi come
verificatesi e accertate hic et nunc.

La motivazione per il quale il Menghi mi perseguita, oltre che per sadismo, è ” motivata ” dal fatto che il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, quale presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD, società inglese operante nel mercato online e ASSOLUTA TITOLARE del marchio REGISTRATO n. 302019000074798 MOLOCH (classi 41, 44 e 45), intende con la presente sporgere formale querela contro il Sig. Menghi Graziano per il reato di contraffazione.
Orbene, la Cornelio Ltd opera, ormai da oltre un trentennio, nel settore dei servizi dediti all’assistenza psicologica, spirituale nonché nell’ambito della consulenza astrologica ed esoterica. Tali pratiche vengono avanzate attraverso metodi innovativi ed originali che rendono unico nel genere il servizio reso, con ciò comportando una netta differenza rispetto agli altri concorrenti presenti sul mercato. Ai fini di una maggiore tutela del settore, ma soprattutto della professionalità, la Cornelio Ltd ha deciso di avanzare la richiesta con ESITO POSITIVO di registrazione del marchio “Moloch”, come sopra rappresentato.
Pertanto, ottenuta la registrazione del marchio è diritto del proprietario tutelarne l’identità e la genuinità, soprattutto evitando che altri possano farne utilizzo, ma soprattutto che altri possano godere di un vantaggio che nulla ha a che fare con le loro pratiche. Da ultimo la Cornelio ha intrapreso diverse azioni volte a tutelare il proprio marchio, risultando tutte le volte vittoriosa in tale intento.
La presente ha lo scopo di denunciare la contraffazione del predetto marchio ad opera di tale Graziano Menghi, il quale, peraltro, è stato in diverse occasioni denunciato dal Marzaduri, anche per il reato di diffamazione. A tal proposito si allegano alla presente le precedenti querele al fine di rendere edotta la S.V.Ill.ma della personalità del querelato.
Innazitutto, si consideri che l’art. 20 del Codice delle proprietà intellettuali prevede la possibilità per il titolare del marchio di opporsi alla vendita, alla pubblicità ed all’offerta del prodotto da parte dei soggetti non autorizzati, consentendo allo stesso di ottenere da chi viola tali disposizioni anche un risarcimento quale ristoro dei danni subiti dalla lesione del diritto legalmente riconosciuto. Stesse sorti valgono per chi tragga in inganno un soggetto, sfruttando un marchio noto per avere dei vantaggi e pertanto a chi pone in essere una sleale concorrenza, ed anche in quest’ultimo caso è previsto un risarcimento del danno ex art. 2600 c.c.
Ma le violazioni non si arrestano all’ambito civilistico e pertanto non restano nel solo alveo economico. Ed infatti, la continuazione dell’utilizzo del marchio da parte di chi non ne è titolare finirebbe per perpetrare una concorrenza illecita, posto che permetterebbe ad altri di usare un marchio altrui, senza che il titolare ne abbia dato il consenso. Nell’ambito delle concorrenze illecite si ricordi che il nostro ordinamento dà la possibilità alla persona offesa (da individuarsi in questo caso nel titolare del marchio) di procedere attraverso formale querela. Ebbene, l’art. 513 c.p. prevede che l’utilizzo di mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’attività costituisca reato; ma ancor più nel caso in cui si ravvisino atti di violenza o minaccia nell’esercitare la concorrenza ciò è penalmente punito ex art. 513 bis c.p.
Ed infatti, il Menghi continua nell’utilizzo del marchio “Moloch” con diversi nomi a dominio, i quali sono: moloch.xyz Sciamano.net molock.eu menghi.eu grazianomenghi.eu alexanderparapsicologo.com.
E pertanto, il perpetrarsi di attività potrebbe sfociare in non poche conseguenze.
Infine, si ritiene che il foro competente sia Milano, in quanto costante giurisprudenza sostiene che il foro si identifica nel luogo nel quale si sono prodotti gli effetti pregiudizievoli della condotta in esame (Cass., Sez. Unite, n. 2700/2013).
È per tutti questi motivi che si chiede alla S.V.Ill.ma che voglia immediatamente procedere alla tutela del marchio Moloch.
Pertanto, alla luce di quanto sin qui esposto il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, quale presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD,
SPORGE FORMALE QUERELA
Con istanza di punizione nei confronti del Sig. Menghi Graziano per il reato di cui all’art. 513 c.p. e per tutti quei reati che dovessero emergere nel corso delle indagini con riferimento al fatto suesposto.

Il tutto coadiuvato dal Brusutti, Bravo, Friuli per le seguenti ragioni criminose a prova del disegno persecutorio, Lo scrivente, operante nel mondo del counseling, ipnositerapia e sicurezza informatica, ha visto riconosciuta la propria professionalità attraverso l’apprezzamento della clientela. La propria competenza e le proprie qualifiche lo hanno condotto, nel tempo, ad assumere sempre maggiori impegni, tanto da riuscire ad operare in un ambito che può certamente definirsi di leader assoluta, soprattutto nelle consulenze online. Da tempo, stante l’apprezzamento della clientela, la stessa ha deciso, anche per riconoscere maggiore credibilità al proprio operato di avanzare il riconoscimento del marchio LEGAMENTI D’AMORE, il quale risulta registrato in Italia e contrassegnato dal n. 302019000049689. Ebbene, a fronte del suddetto riconoscimento anche legale è del tutto consequenziale che l’operatività del suddetto marchio deve essere ESCLUSIVAMENTE RIFERIBILE alla Cornelio LTD e lo stesso riconoscimento deve operare come segno distintivo dei servizi resi a fronte della soddisfazione, come detto, della clientela, nonché della professionalità che alla stessa si riserva.
Ebbene, è proprio tale avanzato raggiungimento di importante obiettivo che segna l’inizio delle persecuzioni di cui il Marzaduri è oggi vittima.
Difatti, il riconoscimento del predetto marchio ha limitato l’utilizzo dello stesso da parte di diversi soggetti, i quali, tuttavia, non riconoscendo la forza legale del sigillo del registro dei marchi ha comportato una serie di eventi spiacevoli e persecutori nei confronti dell’odierno querelante.
Dal riconoscimento del marchio “legamenti d’amore” nasce il contrasto con tale Collavino Brusutti Diego, il quale – venutone a conoscenza – prontamente contatta il Marzaduri a mezzo mail al fine di chiedere la cessione del predetto marchio. Ma il tenore della predetta mail, oltre che pretestuoso, è velatamente estorsivo. Velatamente estorsivo, perché dalla rinuncia del Dott. Marzaduri di cedere il predetto marchio hanno inizio una serie di diffamazioni ed eventi che hanno oggi comportato all’odierno querelante uno stato di ansia e soggezione psicologica, anche con precipuo riferimento alle diverse azioni giudiziarie che il Collavino Brusutti ha intrapreso nei confronti del Marzaduri.
Dal rifiuto del sig. Marzaduri di cedere l’utilizzo (o comunque condividere l’utilizzo) del marchio “legamenti d’amore” con il Collavino Brusutti iniziano, come detto, una serie di spiacevoli eventi. E segnatamente, sul web iniziano a rinvenirsi in uno la presenza di un sito denominato www.marcomarzadurifalsopsicologo.org; in secondo luogo articoli web recanti il titolo “Marco Marzaduri falso psicologo”; ed ancora “le truffe dello studio esoterico Cornelio” con in esse contenuta anche la foto del Dott Marzaduri. Ebbene, appare di lapalissiana evidenza che le predette condotte integrino in modo certo ed inequivoco una diffamazione prevista e punita dal nostro sistema penale.
Ma le condotte del Collavino Brusutti non si fermano a questo, anzi oltrepassano il limite del tollerabile e riversano anche con vere e proprie azioni giudiziarie atte ad aumentare lo stato d’ansia del Marzaduri.
Appare, certamente, di stana comprensione l’ultima delle azioni intraprese dallo stesso volta ad ottenere la nullità del marchio “legamenti d’amore”. Ed infatti, davvero non si comprende come un soggetto che fino a poco tempo prima avrebbe voluto ottenere la concessione dell’utilizzo del marchio da parte del reale proprietario, oggi pretenda che lo stesso venga annullato. Ma la persecuzione giudiziaria in tal senso si estrinseca anche con la circostanza che il Collavino Brusutti non sia proprietario di ALCUN MARCHIO tra le classi legamenti d’amore.
Ma si ritiene che tutto ciò sia oggetto di un più ampio disegno criminoso perpetrato con la partecipazione di diversi soggetti che intendono denigrare e sopraffare l’immagine professionale del Marzaduri, il quale con tanto sforzo e competenza si è affermato nel campo.
Ed ancora, ai fini di una corretta comprensione del vasto disegno criminoso perpetrato ai danni del Marzaduri occorre precisare che lo stesso ha già inteso sporgere formale querela per uso improprio di un marchio di cui lo stesso è proprietario, ovvero legamenti d’amore, posto che fintanto che non vi è pronuncia in tal senso, il marchio “legamenti d’amore” è di proprietà del Marzaduri che ha il diritto di utilizzarlo in via esclusiva. Ed è proprio questo il punto pregnante della questione: consapevole di ciò il Collavino Brusutti ha dapprima cercato di inbuonirsi il Marzaduri chiedendone l’utilizzo, per poi, segnatamente, avviare delle azioni giudiziarie, proprio per ostacolarne l’utilizzo, pur consapevole del fatto che il marchio fosse stato già registrato e riconosciuto. Ed è proprio in tale contesto che si insinua la estorsione, da intendersi quale minaccia di un male futuro nel caso di mancata concessione di un beneficio. Ed in questo caso il male futuro, oltre che ad estrinsecarsi in diffamazioni si è estrinsecato in una persecuzione giudiziaria che vede il Marzadur vittima del più ampio disegno criminoso del Collavino Brusutti.
A tal riguardo, appare palese il coinvolgimento di altri nella perpetrazione della persecuzione e della diffamazione: basti pensare che gran parte dei link e delle pagine web sopra menzionate, ricondivise dal sito ismaell in uso al Collavino Brusutti, coinvolgono anche altri soggetti e segnatamente il Menghi e la Di Roberto.
Per una maggiore comprensione della predetta affermazione occorre precisare che il Marzaduri ha inteso sporgere querela per diffamazione anche nei confronti dei poc’anzi citati soggetti, i quali si sono resi partecipi a vario titolo di diffamazioni nei confronti dello stesso; ma soprattutto la condivisione delle informazioni diffamatorie nei confronti del Marzaduri perpetrate e provenienti dal sito ismaell sono fatte proprie dal duo Menghi/Di Roberto, i quali ne fanno ampia diffusione sui social.
Quanto alla prova certa della diffamazione si rende noto allo Spett.le Ufficio che si è proceduto a redigere copia forense dei contenuti diffamatori e perizia informatica atte a cristallizzare, descrivere ed autenticare in chiave forense il sito ismaell.net. Documenti che qui si intendono integralmente richiamati.
Che senza dubbio si tratti di diffamazione è confermato dallo stesso tenore letterale della norma, art. 595 c.p. che espressamente punisce chiunque offenda l’altrui reputazione, che lo stesso reato sia aggravato nelle forme di cui al comma 2 e 3 è dato dal fatto che gli stessi oltre ad attribuire un determinato fatto al Marzaduri (falso psicologo) rendano le offese pubbliche con ogni mezzo atto a darne pubblicità (internet, link, social), così come ribadito dalla giurisprudenza che ha inteso precisare che l’offesa effettuata attraverso il social network “facebook” integra la fattispecie aggravata, rientrando il social nell’alveo del “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” (n. 4873/2017).
Ed ancora che si tratti di un’estorsione ex art. 629 c.p., seppur tentata, è data dal fatto che il Collavino Brusutti abbia inizialmente cercato di ottenere l’utilizzo del marchio, salvo poi far intendere che in caso di rifiuto avrebbe trovato un modo per procurare un danno al Marzaduri.
Ed ancora che vi si ravvisi il reato di cui all’art. 612 bis c.p., ovvero di atti persecutori è del tutto consequenziale e logico per tutto quanto descritto. Appare, però corretto evidenziare che lo stesso reato si esplica in due diverse accezioni: atti persecutori rebus sic stantibus poiché in ogni parte di rete vi si trova un elemento diffamatorio verso il Marzaduri, con ciò comportandosi uno stato di ansia non indifferente, tanto da privare lo stesso di accedere alla rete in modo tranquillo e senza ansie. Ed ancora in accezione di stalking giudiziario stanti le azioni avanzate dal Collavino Brussutti volte a creare nocumento al Marzaduri, tentando lo stesso di adire le vie legali, seppur non ne abbia le qualifiche per poterlo fare (si pensi alla nullità del marchio, per la quale lo stesso non ha alcun interesse, non essendo proprietario di alcun marchio).
Che possa integrarsi un più ampio disegno criminoso comprendente anche altri soggetti, quali il Menghi e la Di Roberto, per i quali si avanza uguale istanza di punizione con la presente, è dato dal fatto che i predetti, quali sostenitori della “teoria Brusutti”, continuamente ricondividano gli elementi diffamatori, così diventandone anche loro autori.
Pertanto, il Marzaduri può dirsi certamente leso e perseguitato dalle suddette condotte.
Integrando alla presente le diffide di cui si è detto, al fine di definire un quadro maggiormente completo ed esaustivo della situazione, si richiede l’immediato intervento delle autorità a ciò preposte affinchè vengano possano essere prese le dovute misure a tutela del Marzaduri.
È per tutti questi motivi che la CORNELIO LTD nella persona del proprio rappresentate DOTT. MARZADURI MARCO ROBERTO MARIA intende sporgere formale querela per chiedere, pertanto, l’intervento delle autorità.